\ Conti esteri: tutele, privacy e fisco

Conti Esteri: cosa sapere

Un conto estero è un conto corrente bancario, oppure un conto di moneta elettronica, aperto presso un istituto finanziario fuori dal proprio paese di residenza fiscale. Può essere utilizzato per:

Nel linguaggio comune si parla spesso di conti offshore per indicare rapporti in giurisdizioni con regimi fiscali agevolati.

Per inciso l'apertura e il possesso di tali strumenti è un attività del tutto lecita e regolamentata. Cio vale subordinatamente al rispetto delle normative vigenti nello stato di residenza fiscale e in quello di giurisdizione del conto estero.
Nel merito chiunque può aprire un conto all'estero nel rispetto dei requisiti imposti dalla banca e dallo stato estero, in genere sarà necessario presentare:

In ogni caso i rapporti di più facile apertura anche 100% online sono i conti di moneta elettronica (EMI), ovvero le carte conto, offerti da uno stato membro UE.

Quando si apre un conto estero è fondamentale comprendere quali tutele proteggono il cliente. In Italia e negli stati membri dell'Unione Europea le banche sono soggette a tutela armonizzata e che prevede una protezione contro le insolvenze bancarie fino a euro 100mila per depositante e per banca. Gli istituiti di moneta elettronica prevedono invece la segregazione dei fondi in banche terze. Sia banche che EMI in ambito UE aderiscono alla direttiva PSD2 attiva contro le frodi. Per quanto riguarda i conti aperti in paesi esterni all'UE tale tutela non sussiste, per questo è essenziale verificare sempre l'autorità di vigilanza a cui sono soggetti e lo schema di garanzia previsto.

Si evidenzia inoltre che tali rapporti offrono alta riservatezza nei confronti dei soggetti privati ma non nei confronti del fisco. A tal riguardo vige lo scambio automatico annuale di informazioni fiscali tra stati, tra cui la normativa CRS per gli stati OCSE e la normativa FACTA per gli Stati Uniti. Questo significa in pratica che le autorità fiscali di tutti i paesi rilevanti effettuano annualmente le dovute comunicazione a quella del paese di residenza del correntista estero. Per inciso i pochi paesi non aderenti a tali normative sono di norma caratterizzati da un rischio paese più elevato.
Il possesso di un conto estero impone in Italia, tra l'altro, la dichiarazione all'amministrazione finanziaria, ciò per due motivi: 1) il pagamento di eventuali imposte legate al conto nel paese di residenza; 2) rispettare l'obbligo di monitoraggio delle attività finanziarie detenute all'estero. A tal riguardo in fase di dichiarazione dei redditi occorre compilare il quadro RW. Un conto corrente estero, così come uno italiano, è soggetto all'imposta di bollo (IVAFE), attualmente pari a 34.20€ se la giacenza media annua supera i 5000€. Lo stesso dicasi per eventuali interessi riconosciuti sui depositi e come noto tassati al 26%, in tal caso possibili tassazioni applicate anche dallo stato estero possono essere utilizzate come credito di imposta. Inoltre il monitoraggio fiscale, e quindi la relativa dichiarazione, è obbligatorio qualora il valore complessivo abbia superato euro 15 mila nel periodo di imposta considerato.